Storia 9 – Primo Novecento · Unità 1 · circa 12 minuti di lettura
Tra la fine dell’Ottocento e il 1914 l’Europa vive un periodo di pace, progresso tecnico e ottimismo che più tardi sarà chiamato Belle Époque. In Italia questi sono gli anni dell’età giolittiana (1901–1914), dal nome di Giovanni Giolitti, il politico che domina la scena per oltre un decennio. Il Paese si industrializza, allarga il diritto di voto e apre al dialogo con socialisti e cattolici, ma resta diviso tra Nord e Sud e segnato da una forte emigrazione.
| Data | Evento |
|---|---|
| 1900 | Il re Umberto I viene ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci; sale al trono Vittorio Emanuele III |
| 1901 | Inizia l’età giolittiana: Giolitti è ministro dell’Interno, poi presidente del Consiglio dal 1903 |
| 1904 | Primo sciopero generale nazionale |
| 1911–1912 | Guerra di Libia contro l’Impero ottomano |
| 1912 | Riforma elettorale: suffragio quasi universale maschile |
| 1913 | Patto Gentiloni ed elezioni con il nuovo suffragio |
| 1914 | Giolitti lascia il governo; a giugno scoppia la “settimana rossa” |
Tra il 1870 e il 1914 le grandi potenze europee non si fanno guerra tra loro. È un periodo di crescita senza precedenti: si diffondono l’elettricità, il telefono, l’automobile, il cinema (i fratelli Lumière, 1895). Le città si riempiono di caffè, teatri e grandi magazzini. Nel 1900 Parigi ospita un’Esposizione universale che celebra il progresso.
Il nome Belle Époque (“bella epoca”) nasce però dopo, quando chi aveva vissuto la Prima guerra mondiale ricorda con nostalgia gli anni precedenti. Non era bella per tutti: operai e contadini lavoravano in condizioni durissime, e milioni di europei emigravano per sfuggire alla povertà.
In questi anni nasce la società di massa. Più persone sanno leggere, vivono in città e lavorano in fabbrica. Si diffondono i giornali popolari, i partiti organizzati, i sindacati. Le masse entrano in politica: è un cambiamento che segnerà tutto il Novecento.
Dopo un decennio di crisi, scioperi repressi con le armi e governi autoritari, Giovanni Giolitti propone una strada diversa. Lo Stato, dice, deve restare neutrale nei conflitti tra operai e padroni: niente più soldati contro gli scioperanti, purché le proteste restino pacifiche. Gli operai ottengono salari migliori, i lavoratori più garanzie.
Giolitti cerca anche di avvicinare al governo le forze rimaste fuori dallo Stato liberale:
Nel “triangolo industriale” Milano–Torino–Genova crescono grandi imprese come la FIAT (fondata nel 1899), la Pirelli e l’Ansaldo. L’energia idroelettrica, il “carbone bianco”, compensa la mancanza di carbone. L’Italia cresce come mai prima.
Il Sud però resta indietro. La grande proprietà agraria, la povertà e la mancanza di investimenti spingono milioni di persone a partire: tra il 1901 e il 1913 si contano circa otto milioni di partenze, soprattutto verso le Americhe (molti poi tornano). Lo storico Gaetano Salvemini accusa Giolitti di governare il Sud con la corruzione e il clientelismo e lo chiama “ministro della malavita”.
Nel 1912 una legge concede il voto a quasi tutti i maschi adulti: a 21 anni se sanno leggere e scrivere o hanno fatto il servizio militare, a 30 anni anche se analfabeti: gli elettori passano da circa 3 a circa 8,5 milioni. Lo stesso anno si chiude la guerra di Libia (1911–1912), con cui l’Italia strappa all’Impero ottomano la Tripolitania e la Cirenaica. La guerra piace ai nazionalisti, ma divide i socialisti e indebolisce la maggioranza di Giolitti, che nel 1914 lascia il governo.
| Luci | Ombre |
|---|---|
| Forte crescita industriale nel Nord | Divario crescente con il Sud |
| Neutralità dello Stato negli scioperi | Corruzione e clientelismo, soprattutto al Sud |
| Leggi sociali e salari migliori | Emigrazione di massa (circa 8 milioni in 13 anni) |
| Suffragio quasi universale maschile (1912) | Le donne restano senza voto |
| Dialogo con socialisti e cattolici | Crescita di nazionalisti e socialisti rivoluzionari, ostili al compromesso |
| Personaggio | Chi era |
|---|---|
| Giovanni Giolitti | Politico liberale piemontese, cinque volte presidente del Consiglio |
| Vittorio Emanuele III | Re d’Italia dal 1900 al 1946 |
| Filippo Turati | Fondatore e leader dell’ala riformista del Partito socialista |
| Benito Mussolini | All’epoca socialista rivoluzionario, direttore del giornale “Avanti!” dal 1912 |
| Gaetano Salvemini | Storico e meridionalista, critico durissimo di Giolitti |
| Vincenzo Ottorino Gentiloni | Presidente dell’Unione elettorale cattolica, autore del patto del 1913 |