Storia 9 – Primo Novecento · Unità 2 · circa 13 minuti di lettura
L’Italia esce dalla Prima guerra mondiale vincitrice, ma impoverita e divisa. Inflazione, disoccupazione, reduci senza lavoro e la delusione per la “vittoria mutilata” creano un clima di tensione. Nel biennio rosso (1919–1920) operai e contadini scioperano e occupano fabbriche e terre. In risposta crescono i Fasci di combattimento di Benito Mussolini, che con la violenza delle squadre armate e l’appoggio di agrari e industriali arrivano al potere con la marcia su Roma, nell’ottobre 1922.
| Data | Evento |
|---|---|
| Gennaio 1919 | Don Luigi Sturzo fonda il Partito popolare italiano |
| 23 marzo 1919 | Mussolini fonda a Milano i Fasci di combattimento |
| Settembre 1919 | D’Annunzio occupa Fiume |
| Novembre 1919 | Prime elezioni con il sistema proporzionale: socialisti e popolari primi partiti |
| Settembre 1920 | Occupazione delle fabbriche nel Nord |
| Gennaio 1921 | A Livorno nasce il Partito comunista d’Italia |
| Novembre 1921 | I Fasci diventano Partito nazionale fascista (PNF) |
| 28 ottobre 1922 | Marcia su Roma |
| 30 ottobre 1922 | Il re affida a Mussolini l’incarico di formare il governo |
La guerra ha lasciato circa 650.000 morti, un debito pubblico enorme e un’inflazione che fa salire i prezzi molto più in fretta dei salari. Milioni di soldati tornano a casa e non trovano lavoro. A molti era stata promessa la terra: “la terra ai contadini” era stato uno slogan di guerra. Al malcontento economico si aggiunge quello politico per la “vittoria mutilata”: l’Italia non ha ottenuto Fiume né la Dalmazia, e nel 1919 D’Annunzio occupa Fiume con i suoi legionari.
Nel 1919 e nel 1920 l’Italia vive un’ondata di lotte sociali senza precedenti, il biennio rosso. Gli operai scioperano per salari e diritti, i contadini occupano le terre incolte. Nel settembre 1920 mezzo milione di operai occupa le fabbriche del Nord e prova a farle funzionare da sé. Molti borghesi temono che stia per arrivare una rivoluzione “come in Russia”. Il governo Giolitti sceglie di non intervenire con la forza, e l’occupazione si esaurisce con un accordo.
Le elezioni del 1919, le prime con il sistema proporzionale, cambiano la politica. I socialisti diventano il primo partito; il secondo è il Partito popolare di don Luigi Sturzo, che riporta i cattolici in politica. I liberali perdono la maggioranza che avevano dall’Unità. Ma i socialisti sono divisi tra riformisti e massimalisti, e nel 1921 l’ala più radicale fonda a Livorno il Partito comunista d’Italia, con Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga. I governi diventano deboli e brevi.
Il 23 marzo 1919, in piazza San Sepolcro a Milano, l’ex socialista Benito Mussolini fonda i Fasci di combattimento. Il primo programma è confuso: chiede insieme il voto alle donne, la giornata di otto ore e una politica estera aggressiva. Alle elezioni del 1919 i fascisti non eleggono nessun deputato.
Dal 1920 il movimento cambia natura. Le squadre d’azione, gruppi armati di ex ufficiali, studenti e giovani, attaccano con manganelli e olio di ricino le sedi socialiste, le cooperative, le leghe contadine. Lo squadrismo è finanziato da molti agrari e industriali, e la polizia spesso chiude un occhio. Nel 1921 Giolitti inserisce i fascisti nelle sue liste, i “blocchi nazionali”, sperando di controllarli: entrano in Parlamento 35 deputati fascisti. A novembre nasce il Partito nazionale fascista.
Nell’ottobre 1922 Mussolini ordina a migliaia di camicie nere di marciare su Roma. Il presidente del Consiglio Luigi Facta prepara lo stato d’assedio, che permetterebbe all’esercito di fermarli facilmente, ma il re Vittorio Emanuele III si rifiuta di firmarlo. Il 30 ottobre il re affida a Mussolini l’incarico di formare il governo. Mussolini arriva a Roma in treno, da Milano. Il fascismo è al potere senza aver vinto le elezioni.
| Fattore | Come aiuta il fascismo |
|---|---|
| Crisi economica | Inflazione e disoccupazione aumentano il malcontento |
| Paura della rivoluzione | Dopo il biennio rosso agrari e industriali finanziano le squadre |
| Delusione per la pace | Il mito della “vittoria mutilata” alimenta il nazionalismo |
| Debolezza dei governi | Liberali in crisi, socialisti divisi, governi brevi |
| Complicità delle istituzioni | Polizia tollerante, Giolitti apre le liste, il re non firma lo stato d’assedio |
| Personaggio | Chi era |
|---|---|
| Benito Mussolini | Ex socialista, fondatore del fascismo, capo del governo dal 1922 |
| Luigi Sturzo | Sacerdote siciliano, fondatore del Partito popolare |
| Antonio Gramsci | Intellettuale sardo, tra i fondatori del Partito comunista d’Italia |
| Luigi Facta | Ultimo presidente del Consiglio prima di Mussolini |
| Vittorio Emanuele III | Re d’Italia, rifiutò lo stato d’assedio nel 1922 |
1Metti in ordine
a) marcia su Roma · b) nascita dei Fasci di combattimento · c) occupazione delle fabbriche · d) nascita del Partito comunista d’Italia · e) nascita del Partito popolare
e (gennaio 1919) → b (marzo 1919) → c (settembre 1920) → d (gennaio 1921) → a (ottobre 1922).
2Le cause della crisi
Elenca almeno quattro problemi dell’Italia del primo dopoguerra e collega ciascuno a un gruppo sociale scontento.
Inflazione → ceti medi e chi vive di stipendio. Disoccupazione → reduci e operai. “Vittoria mutilata” → nazionalisti ed ex combattenti. Scioperi e occupazioni del biennio rosso → industriali e agrari spaventati, che finanziano le squadre fasciste.
3Rispondi da esame
In sei righe: perché nel 1922 il re affida il governo a Mussolini invece di fermare la marcia su Roma?
Vittorio Emanuele III rifiuta di firmare lo stato d’assedio che avrebbe permesso all’esercito di fermare i fascisti. Teme una guerra civile e forse un colpo di mano a favore del duca d’Aosta. Una parte della classe dirigente liberale, degli industriali e degli agrari pensa di poter “usare” Mussolini contro i socialisti e poi controllarlo. Così il 30 ottobre 1922 il re gli dà l’incarico di governo.
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