Storia 9 – Primo Novecento L'Italia in guerra: dalla neutralità a Vittorio Veneto

Storia 9 – Primo Novecento · Unità 1 · circa 13 minuti di lettura

In breve

Quando scoppia la guerra, nell’agosto 1914, l’Italia si dichiara neutrale. Per nove mesi il Paese si divide tra neutralisti e interventisti. Nell’aprile 1915 il governo firma in segreto il Patto di Londra con l’Intesa e il 24 maggio 1915 entra in guerra contro l’Austria-Ungheria. Seguono tre anni di battaglie durissime sull’Isonzo e sulle Alpi, la disfatta di Caporetto (1917), la resistenza sul Piave e la vittoria finale a Vittorio Veneto, nel novembre 1918.

Le date da sapere

Data Evento
Agosto 1914 L’Italia si dichiara neutrale
26 aprile 1915 Patto di Londra, firmato in segreto con l’Intesa
Maggio 1915 “Maggio radioso”: manifestazioni interventiste nelle piazze
24 maggio 1915 L’Italia entra in guerra contro l’Austria-Ungheria
1915–1917 Le undici battaglie dell’Isonzo
Maggio–giugno 1916 Spedizione punitiva austriaca (Strafexpedition) sull’altopiano di Asiago
Agosto 1916 Gli italiani conquistano Gorizia; l’Italia dichiara guerra anche alla Germania
24 ottobre 1917 Sfondamento austro-tedesco a Caporetto
Giugno 1918 Battaglia del solstizio: l’esercito italiano resiste sul Piave
24 ottobre–4 novembre 1918 Battaglia di Vittorio Veneto e armistizio di Villa Giusti

La spiegazione

Perché l’Italia resta neutrale

Nel 1914 l’Italia fa ancora parte della Triplice Alleanza con Germania e Austria-Ungheria. Il patto però è difensivo: obbliga gli alleati ad aiutarsi solo se uno di loro viene attaccato. Questa volta è l’Austria ad attaccare la Serbia, e per di più senza consultare Roma. Il governo di Antonio Salandra dichiara quindi la neutralità.

Neutralisti e interventisti

Il Paese si spacca.

  • Neutralisti: la maggioranza del Parlamento, che segue Giolitti (secondo lui l’Italia può ottenere “parecchio” senza combattere); i socialisti, contrari a una guerra tra Stati capitalisti; gran parte dei cattolici, insieme al papa Benedetto XV.
  • Interventisti: i nazionalisti, che vogliono un’Italia potenza; gli irredentisti, che vogliono Trento e Trieste; i democratici come Salvemini, che vedono la guerra come lotta contro gli imperi autoritari; alcuni socialisti rivoluzionari, tra cui Mussolini, espulso per questo dal partito; intellettuali come Gabriele D’Annunzio e i futuristi.

Gli interventisti sono una minoranza, ma molto rumorosa: nel “maggio radioso” del 1915 riempiono le piazze, mentre il re e il governo hanno già deciso.

Il Patto di Londra

Il 26 aprile 1915 il ministro degli Esteri Sidney Sonnino firma in segreto il Patto di Londra con Francia, Regno Unito e Russia. In cambio dell’entrata in guerra entro un mese, all’Italia vengono promessi il Trentino, l’Alto Adige fino al Brennero, Trieste, l’Istria e parte della Dalmazia. Il Parlamento, in maggioranza neutralista, lo scopre solo a cose fatte e finisce per votare i poteri straordinari al governo. Il 24 maggio l’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria.

Il fronte italiano

Il fronte corre lungo le Alpi e il fiume Isonzo, al confine orientale. Il capo di stato maggiore, il generale Luigi Cadorna, lancia un’offensiva dopo l’altra contro posizioni austriache molto forti, spesso sul terreno roccioso del Carso. Tra il 1915 e il 1917 si combattono undici battaglie dell’Isonzo, con perdite enormi e guadagni minimi. La conquista più importante è Gorizia, nell’agosto 1916.

La disciplina è durissima: chi si rifiuta di attaccare rischia la fucilazione, e in alcuni casi i reparti vengono “decimati”, cioè vengono fucilati soldati estratti a sorte. Nell’agosto 1917 il papa Benedetto XV chiede la pace definendo la guerra un’“inutile strage”.

Caporetto

Il 24 ottobre 1917, con l’aiuto di reparti tedeschi arrivati dal fronte russo, gli austriaci sfondano il fronte vicino a Caporetto (oggi Kobarid, in Slovenia). È una disfatta: l’esercito italiano si ritira per oltre cento chilometri fino al fiume Piave, lasciando sul campo circa 300.000 prigionieri. Cadorna accusa i soldati di viltà, ma viene sostituito dal generale Armando Diaz, che migliora le condizioni delle truppe e riorganizza la difesa.

Al fronte arrivano anche i “ragazzi del ’99”, i diciottenni nati nel 1899. Il Paese, colpito dalla sconfitta, si stringe intorno all’esercito.

Dal Piave a Vittorio Veneto

Nel giugno 1918 l’ultima grande offensiva austriaca viene fermata sul Piave (battaglia del solstizio). Il 24 ottobre 1918, esattamente un anno dopo Caporetto, gli italiani attaccano. La battaglia di Vittorio Veneto si chiude con il crollo dell’esercito austro-ungarico, che si sta già disgregando. Il 3 novembre a Villa Giusti, vicino a Padova, viene firmato l’armistizio, che entra in vigore il 4 novembre. Il prezzo è altissimo: circa 650.000 soldati italiani morti.

Lo schema: neutralisti e interventisti

Schieramento Chi Perché
Neutralisti Giolitti e i liberali L’Italia può ottenere territori trattando, senza combattere
Neutralisti Socialisti Una guerra tra Stati capitalisti non riguarda i lavoratori
Neutralisti Cattolici e papa Benedetto XV Rifiuto della guerra tra popoli cristiani
Interventisti Nazionalisti Fare dell’Italia una grande potenza
Interventisti Irredentisti e democratici Completare il Risorgimento con Trento e Trieste, combattere gli imperi autoritari
Interventisti Mussolini, D’Annunzio, futuristi La guerra come rivoluzione o come “igiene del mondo”

I personaggi

Personaggio Chi era
Antonio Salandra Presidente del Consiglio nel 1914–1916, porta l’Italia in guerra
Sidney Sonnino Ministro degli Esteri, negoziatore del Patto di Londra
Luigi Cadorna Capo di stato maggiore fino a Caporetto
Armando Diaz Successore di Cadorna, comandante a Vittorio Veneto
Gabriele D’Annunzio Poeta, interventista, protagonista di azioni come il volo su Vienna (1918)
Benedetto XV Papa, definì la guerra un'”inutile strage”

Falsi miti ed errori comuni

  • “L’Italia tradì la Triplice Alleanza entrando in guerra nel 1914.” Nel 1914 restò neutrale, in base al carattere difensivo del patto. Entrò in guerra nel 1915, dalla parte dell’Intesa.
  • “Nel 1915 l’Italia dichiarò guerra a Germania e Austria.” Nel maggio 1915 solo all’Austria-Ungheria; alla Germania nell’agosto 1916.
  • “La maggioranza degli italiani voleva la guerra.” Il Parlamento e gran parte del Paese erano neutralisti: decisero il re, il governo e una minoranza molto attiva.
  • “Caporetto fu colpa della viltà dei soldati.” Fu l’accusa di Cadorna, ma le cause principali furono errori di comando, una difesa mal organizzata e una nuova tattica d’attacco austro-tedesca.

Esercizi

1Neutralista o interventista?

Giolitti · Mussolini nel 1914–1915 · Salvemini · i socialisti (partito) · D’Annunzio · papa Benedetto XV · gli irredentisti

Vedi la soluzione

Neutralisti: Giolitti, i socialisti, Benedetto XV. Interventisti: Mussolini (per questo espulso dal partito socialista), Salvemini (interventista democratico), D’Annunzio, gli irredentisti.

2Caporetto e il Piave

Metti in ordine e indica un fatto per ogni data: a) Vittorio Veneto · b) Strafexpedition · c) Caporetto · d) Gorizia · e) battaglia del solstizio

Vedi la soluzione

b maggio–giugno 1916, offensiva austriaca su Asiago → d agosto 1916, conquista italiana → c 24 ottobre 1917, sfondamento e ritirata fino al Piave → e giugno 1918, l’esercito italiano resiste sul Piave → a ottobre–novembre 1918, vittoria e armistizio di Villa Giusti.

3Leggi la fonte

Nel 1917 Benedetto XV definisce la guerra un'”inutile strage”. Chi poteva condividere questo giudizio in Italia, e chi lo considerava un tradimento? Rispondi in quattro righe.

Vedi una risposta modello

Potevano condividerlo i cattolici neutralisti, i socialisti contrari alla guerra e molti soldati stremati dalle offensive sull’Isonzo. Lo consideravano un tradimento i nazionalisti e gli interventisti, e i comandi militari: secondo loro un simile giudizio indeboliva il morale delle truppe proprio nell’anno di Caporetto.

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