Glottologia 3 – Dal latino all’italiano · Lezione 6 di 6 · circa 12 minuti di lettura
Per secoli in Italia si è discusso su quale dovesse essere la lingua comune: è la questione della lingua. Dante cercava un “volgare illustre”; nel Cinquecento Pietro Bembo impose come modello il fiorentino letterario del Trecento, quello di Petrarca e Boccaccio; l’Accademia della Crusca lo fissò nel suo Vocabolario (1612). Nell’Ottocento Alessandro Manzoni propose il fiorentino parlato dalle persone colte. Al momento dell’Unità (1861), però, l’italiano lo parlava solo una piccola minoranza: è diventato lingua di tutti nel Novecento, con la scuola, le migrazioni interne e la televisione.
| Data | Evento |
|---|---|
| 1303–1305 circa | Dante scrive il De vulgari eloquentia |
| 1525 | Pietro Bembo pubblica le Prose della volgar lingua |
| 1583 | Nasce a Firenze l’Accademia della Crusca |
| 1612 | Prima edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca |
| 1840–1842 | Edizione definitiva dei Promessi sposi, rivista sul fiorentino |
| 1861 | Unità d’Italia |
| 1868 | Manzoni scrive la relazione Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla |
| 1873 | Graziadio Isaia Ascoli risponde con il Proemio all’Archivio glottologico italiano |
All’inizio del Trecento Dante scrive, in latino, il De vulgari eloquentia, il primo trattato sulla lingua volgare. Passa in rassegna i volgari d’Italia (ne conta quattordici) e conclude che nessuno, da solo, è degno della poesia più alta. Cerca un volgare illustre, comune a tutti e proprio di nessuno: lo paragona a una pantera profumata, che si sente ovunque ma non si vede da nessuna parte. Nella Commedia, poi, usa un fiorentino ricchissimo, aperto a latinismi e parole di altri dialetti.
Grazie alle Tre Corone, Dante, Petrarca e Boccaccio, nel Trecento il fiorentino acquista un prestigio letterario che nessun altro volgare ha. Firenze è anche un grande centro economico. Nel Quattrocento però prevale il latino degli umanisti, e nel Cinquecento la discussione si riaccende: che lingua usare per scrivere in volgare?
Vince Bembo, anche grazie alla stampa, che ha bisogno di una norma comune. Da allora l’italiano scritto si basa su un modello letterario e arcaico, imparato sui libri.
L’Accademia della Crusca nasce a Firenze nel 1583. Il nome è scherzoso: come si separa la farina dalla crusca, così bisogna separare le parole buone da quelle cattive. Nel 1612 pubblica il Vocabolario, che raccoglie la lingua degli autori fiorentini del Trecento. È il primo grande vocabolario di una lingua moderna europea, e farà da modello in Francia, Spagna e Inghilterra. Il suo motto, preso da Petrarca, è “Il più bel fior ne coglie”.
Nell’Ottocento il problema diventa politico: con l’Unità serve una lingua per tutti. Alessandro Manzoni, milanese, aveva pubblicato I promessi sposi nel 1827; poi andò a Firenze per “risciacquare i panni in Arno” e ripubblicò il romanzo nel 1840–1842, sostituendo molte forme lombarde e letterarie con il fiorentino delle persone colte (per esempio la forma letteraria io aveva diventò io avevo, come si diceva a Firenze). Nel 1868, in una relazione al ministro Broglio, propose di diffondere il fiorentino vivo con la scuola, i maestri toscani e un vocabolario dell’uso.
Il glottologo Graziadio Isaia Ascoli obiettò nel 1873 che una lingua non si impone dall’alto: nasce da una vita culturale comune, dalla circolazione delle idee e delle persone. L’Italia non aveva un centro come Parigi per la Francia, e l’italiano non poteva diventare comune solo per decreto.
Secondo il linguista Tullio De Mauro, nel 1861 parlava italiano solo il 2,5% circa della popolazione (altre stime arrivano intorno al 10%). Tutti gli altri parlavano il proprio dialetto, e quasi l’80% era analfabeta. L’italiano si è diffuso nel tempo grazie a:
Oggi quasi tutti gli italiani parlano italiano, e molti usano anche un dialetto: le due cose convivono.
| Chi | Quando | Quale lingua |
|---|---|---|
| Dante | Inizio Trecento | Un volgare illustre, sopra i dialetti |
| Castiglione, Calmeta | Cinquecento | Lingua cortigiana |
| Machiavelli | Cinquecento | Fiorentino vivo |
| Bembo | 1525 | Fiorentino letterario di Petrarca e Boccaccio |
| Crusca | 1612 | Vocabolario degli autori del Trecento |
| Manzoni | 1840–1868 | Fiorentino parlato dalle persone colte |
| Ascoli | 1873 | Una lingua nata da una cultura condivisa |
| Personaggio | Chi era |
|---|---|
| Pietro Bembo (1470–1547) | Letterato veneziano e cardinale, fissò il modello del fiorentino trecentesco |
| Alessandro Manzoni (1785–1873) | Scrittore milanese, autore dei Promessi sposi e della proposta del fiorentino vivo |
| Graziadio Isaia Ascoli (1829–1907) | Glottologo goriziano, fondatore della dialettologia italiana |
| Tullio De Mauro (1932–2017) | Linguista, autore della Storia linguistica dell’Italia unita (1963) |
1Chi proponeva che cosa?
Abbina: Dante · Bembo · Castiglione · Machiavelli · Manzoni · Ascoli
a) fiorentino vivo del Cinquecento · b) lingua cortigiana · c) volgare illustre · d) fiorentino parlato dalle persone colte, diffuso dalla scuola · e) fiorentino letterario di Petrarca e Boccaccio · f) una lingua che nasce da una cultura condivisa, non dall’alto
Dante c · Bembo e · Castiglione b · Machiavelli a · Manzoni d · Ascoli f.
2Metti in ordine
a) Vocabolario della Crusca · b) Prose della volgar lingua · c) De vulgari eloquentia · d) relazione di Manzoni al ministro Broglio · e) Unità d’Italia · f) edizione definitiva dei Promessi sposi
c (1303–1305 circa) → b (1525) → a (1612) → f (1840–1842) → e (1861) → d (1868).
3Rispondi da esame
In cinque o sei righe: perché nel 1861 l’italiano era la lingua di pochi, e che cosa lo ha diffuso?
L’italiano era nato come lingua letteraria, basata sul fiorentino del Trecento, e si imparava sui libri. Con quasi l’80% di analfabeti, la grande maggioranza parlava solo il dialetto: secondo De Mauro gli italofoni erano circa il 2,5%. Lo hanno diffuso la scuola obbligatoria, il servizio militare e la Prima guerra mondiale, la burocrazia e la stampa, le migrazioni interne e, nel Novecento, la radio e la televisione.
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