Linguistica 2 – Fonetica e fonologia · Lezione 3 di 4 · circa 12 minuti di lettura
La fonetica studia tutti i suoni che pronunciamo; la fonologia si chiede quali di questi suoni servono, in una certa lingua, a distinguere le parole. Un suono che cambia il significato è un fonema: in italiano /p/ e /b/ lo sono, perché pollo e bollo sono parole diverse. Le varianti di un fonema che non cambiano il significato si chiamano allofoni. Il metodo per scoprire i fonemi è la coppia minima.
| Termine | Che cosa significa |
|---|---|
| Fono | Un suono concreto, così come viene pronunciato; si scrive tra [ ] |
| Fonema | La più piccola unità che distingue il significato in una lingua; si scrive tra / / |
| Allofono | Una delle realizzazioni concrete di un fonema, senza effetto sul significato |
| Coppia minima | Due parole che differiscono per un solo suono nella stessa posizione |
| Distribuzione complementare | Due allofoni che compaiono in contesti diversi e non si incontrano mai nello stesso punto |
| Variante libera | Due pronunce intercambiabili nello stesso contesto, senza cambiare la parola |
Ogni volta che pronunciamo una parola produciamo suoni leggermente diversi: dipende dalla voce, dalla velocità, dai suoni vicini. Eppure chi ascolta riconosce sempre la stessa parola. Questo succede perché nella mente non registriamo ogni dettaglio, ma solo le differenze che contano nella nostra lingua. Queste unità astratte sono i fonemi.
È lo stesso principio della lingua come sistema che abbiamo visto con Saussure: un fonema vale per le sue differenze dagli altri.
Per sapere se due suoni sono fonemi distinti si cerca una coppia minima: due parole identiche tranne che per quel suono.
Se non si trova nessuna coppia minima, è probabile che i due suoni siano allofoni dello stesso fonema.
Pronuncia lentamente naso, banca e anfora, facendo attenzione a dove va la lingua quando dici la n.
Sono tre suoni diversi, ma nessun italiano li sente come diversi e nessuna parola cambia significato passando dall’uno all’altro. Sono tre allofoni del fonema /n/, e dipendono dalla consonante che segue: sono in distribuzione complementare.
Alcune persone pronunciano la r in fondo alla gola, la cosiddetta r moscia [ʁ]. Chi dice [ʁ]oma invece di [r]oma parla sempre della stessa città. [r] e [ʁ] sono allofoni di /r/ in variante libera: possono stare nello stesso punto senza cambiare la parola.
Quello che in una lingua è un fonema, in un’altra può essere un allofono. In inglese /l/ e /r/ sono fonemi distinti (light / right); in giapponese no, ed è per questo che molti parlanti giapponesi faticano a distinguerli. In inglese /θ/ (think) e /t/ (tink) distinguono le parole; in italiano [θ] non esiste, e infatti molti italiani dicono “tink”.
Anche dentro l’italiano ci sono differenze regionali. La coppia /s/–/z/ distingue poche parole in toscano (chiese [s] “domandò” e chiese [z] “edifici”), ma nel Nord tra due vocali si dice sempre [z], e la distinzione sparisce.
| Fonema | Allofono | |
|---|---|---|
| Che cos’è | Unità astratta della lingua | Realizzazione concreta di un fonema |
| Cambia il significato? | Sì | No |
| Come si scrive | /n/ | [n], [ŋ], [ɱ] |
| Come si scopre | Con una coppia minima | Guardando in quali contesti compare |
| Esempio | /p/ e /b/: pollo / bollo | [n] in naso, [ŋ] in banca |
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