Linguistica 3 – Morfologia Flessione e derivazione

Linguistica 3 – Morfologia · Lezione 2 di 4 · circa 12 minuti di lettura

In breve

La morfologia ha due grandi capitoli. La flessione crea le diverse forme di una stessa parola: cantare, canto, cantavi, canteranno. La derivazione crea parole nuove a partire da altre: da cantare si ottengono cantante, cantautore, canticchiare. La differenza è semplice da ricordare: la flessione non cambia la voce del dizionario, la derivazione sì.

Concetti chiave

Termine Che cosa significa
Flessione Variazione di una parola per esprimere genere, numero, tempo, modo, persona…
Derivazione Formazione di una parola nuova aggiungendo un affisso
Affisso Morfema legato che si aggiunge alla base: prefisso o suffisso
Prefisso Affisso prima della base: ri-fare, s-contento
Suffisso Affisso dopo la base: gentil-ezza, lav-abile
Paradigma L’insieme di tutte le forme flesse di una parola
Alterazione Derivazione che modifica il significato senza cambiarlo del tutto: casetta, casona

La spiegazione

La flessione

Quando dico libro o libri, parlo sempre dello stesso oggetto: cambia solo il numero. Quando dico parlo, parlavi, parleranno, l’azione è sempre la stessa: cambiano persona, tempo, numero. Queste forme appartengono alla stessa parola del dizionario, il lessema, e formano il suo paradigma.

Le categorie espresse dalla flessione in italiano sono:

  • per nomi, aggettivi, articoli e pronomi: genere (maschile, femminile) e numero (singolare, plurale);
  • per i verbi: persona, numero, tempo, modo e, in parte, aspetto (cantavo e cantai indicano entrambe il passato, ma la prima presenta l’azione come in corso).

Altre lingue flettono categorie che l’italiano non ha: il latino e il tedesco i casi (rosa, rosae, rosam), lo sloveno il duale, un numero apposta per indicare due persone o cose, il finlandese oltre quindici casi.

La derivazione

La derivazione crea un lessema nuovo, con un significato nuovo e spesso con una categoria grammaticale diversa:

  • da un verbo a un nome: lavorare → lavoratore, costruire → costruzione;
  • da un aggettivo a un nome: bello → bellezza;
  • da un nome a un aggettivo: Italia → italiano, giorno → giornaliero;
  • da un aggettivo a un avverbio: rapido → rapidamente;
  • da un nome a un verbo: bottone → abbottonare.

I prefissi, in italiano, di solito non cambiano la categoria: fare e rifare sono entrambi verbi, felice e infelice entrambi aggettivi. I suffissi invece spesso la cambiano.

L’alterazione

Un tipo particolare di suffissi modifica il significato senza stravolgerlo: diminutivi (casetta), accrescitivi (casona), vezzeggiativi (casuccia), peggiorativi (casaccia). L’italiano ne è ricchissimo e li usa anche sui verbi (canticchiare) e sugli avverbi (benino).

A volte l’alterato diventa una parola autonoma, con un significato proprio: fumetto non è un piccolo fumo, e lampone non è un grande lampo. In questi casi si parla di falsi alterati.

L’ordine dei morfemi

Quando in una parola ci sono sia morfemi derivativi sia flessivi, l’ordine è fisso: prima la derivazione, poi la flessione. In lavor-ator-i il suffisso derivativo -ator- sta più vicino alla radice, la desinenza -i chiude la parola. Non si può dire *lavor-i-ator. (L’asterisco, in linguistica, indica una forma impossibile.)

Lo schema: flessione o derivazione?

Flessione Derivazione
Che cosa crea Forme diverse della stessa parola Una parola nuova
Cambia la voce del dizionario? No Sì
Può cambiare la categoria? No Spesso sì (verbo → nome)
È obbligatoria? Sì: un nome italiano deve avere un numero No: è una possibilità
Posizione nella parola All’esterno, alla fine Più vicina alla radice
Esempio libr-o → libr-i libr-o → libr-eria

Errori comuni e falsi miti

  • “Il plurale crea una parola nuova.” No: libri è una forma flessa di libro, non un lessema diverso. Nel dizionario c’è solo libro.
  • “Diminutivi e accrescitivi sono flessione.” Sono derivazione (alterazione): non sono obbligatori e cambiano il significato.
  • “Ogni parola che finisce in -etto è un diminutivo.” Ci sono falsi alterati, come fumetto e spaghetto, e parole che non sono mai state alterate, come rubinetto, preso dal francese robinet.
  • “I prefissi cambiano sempre la categoria.” In italiano quasi mai: fare / disfare sono entrambi verbi.

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