Linguistica 4 – Sintassi Ordine delle parole nelle lingue del mondo

Linguistica 4 – Sintassi · Lezione 3 di 3 · circa 11 minuti di lettura

In breve

In italiano diciamo Marco mangia la mela: soggetto, verbo, oggetto. In giapponese l’ordine normale è Marco la mela mangia; in irlandese mangia Marco la mela. Combinando Soggetto (S), Verbo (V) e Oggetto (O) si ottengono sei ordini possibili, ma le lingue del mondo non li usano tutti allo stesso modo: tra le lingue che hanno un ordine dominante, quasi nove su dieci sono SOV o SVO. Lo studio di queste regolarità è iniziato con Joseph Greenberg, nel 1963.

Concetti chiave

Termine Che cosa significa
Ordine basico L’ordine delle parole più neutro e frequente in una lingua
SVO, SOV, VSO… Sigle che indicano la posizione di Soggetto, Verbo e Oggetto
Universale linguistico Una caratteristica comune a tutte le lingue, o a quasi tutte
Universale implicazionale “Se una lingua ha X, allora ha anche Y”
Preposizione / posposizione Parola che sta prima del nome (in casa) / dopo il nome
Dislocazione Spostamento di un elemento all’inizio o alla fine della frase, ripreso da un pronome

La spiegazione

Sei ordini possibili

Con tre elementi si possono fare sei combinazioni. Secondo le grandi banche dati tipologiche, come il World Atlas of Language Structures, la distribuzione approssimativa tra le lingue che hanno un ordine dominante è questa:

Ordine Quanto è diffuso Esempio di lingua Come suona “Marco mangia la mela”
SOV quasi la metà giapponese, turco, hindi, coreano Marco la mela mangia
SVO circa due su cinque italiano, inglese, cinese, swahili Marco mangia la mela
VSO meno di una su dieci irlandese, gallese, arabo classico mangia Marco la mela
VOS pochissime malgascio mangia la mela Marco
OVS rarissime hixkaryana (Amazzonia) la mela mangia Marco
OSV rarissime alcune lingue amazzoniche la mela Marco mangia

Le lingue con il soggetto prima dell’oggetto sono la grande maggioranza. Molti linguisti lo spiegano con il fatto che il soggetto è spesso l’agente, e quindi l’elemento da cui parte il racconto dell’azione.

Gli universali di Greenberg

Nel 1963 Joseph Greenberg, confrontando 30 lingue, notò che l’ordine di S, V e O va insieme ad altre caratteristiche. Sono gli universali implicazionali, cioè tendenze del tipo “se X, allora Y”. I più noti:

  • le lingue VO (SVO, VSO) di solito hanno preposizioni: in italiano in casa;
  • le lingue OV (SOV) di solito hanno posposizioni: in giapponese ie ni, letteralmente “casa in”;
  • nelle lingue VO il complemento di specificazione tende a seguire il nome (il libro di Marco), nelle lingue OV a precederlo.

Il giapponese, coerentemente SOV, dice Watashi wa ringo o tabemasu, letteralmente “io (tema) mela (oggetto) mangio”.

Ordine libero, ordine rigido

Alcune lingue hanno un ordine molto rigido: in inglese The dog bites the man e The man bites the dog dicono cose opposte, perché è solo la posizione a dire chi morde chi. Altre hanno un ordine più libero, perché la funzione delle parole è segnata dalle desinenze. In latino Petrus Paulum videt, Paulum Petrus videt e videt Paulum Petrus vogliono dire tutte “Pietro vede Paolo”: -us indica il soggetto, -um l’oggetto. Il latino classico preferiva comunque il verbo alla fine (SOV).

E l’italiano?

L’italiano è una lingua SVO, ma con un ordine abbastanza flessibile, che si usa per mettere in rilievo le informazioni.

  • Soggetto dopo il verbo: con molti verbi è normale. È arrivato Marco, Suona il telefono, L’ho fatto io.
  • Dislocazione a sinistra: un elemento viene portato all’inizio e ripreso da un pronome. La pizza, l’ho mangiata io.
  • Dislocazione a destra: l’elemento va in fondo. L’ho mangiata io, la pizza.
  • Frase scissa: È Marco che ha rotto il vaso.

Queste costruzioni sono tipiche del parlato, ma sono italiano corretto: servono a dire che cosa è già noto e che cosa è nuovo.

Un caso speciale: il tedesco

Il tedesco mette il verbo coniugato sempre al secondo posto nella frase principale (Heute kauft Anna ein Buch, “oggi compra Anna un libro”) e alla fine nelle subordinate (…, dass Anna ein Buch kauft, “che Anna un libro compra”). Per questo si dice che è una lingua V2 con una base SOV.

Lo schema

Caratteristica Lingue VO (es. italiano) Lingue OV (es. giapponese)
Adposizioni Preposizioni: in casa Posposizioni: ie ni (“casa in”)
Specificazione Dopo il nome: il libro di Marco Prima del nome: “di Marco libro”
Verbo ausiliare Prima del verbo: ha mangiato Dopo il verbo

Errori comuni e falsi miti

  • “L’ordine normale è SVO, gli altri sono strani.” SOV è addirittura più diffuso di SVO. L’impressione viene dalle lingue europee che conosciamo meglio.
  • “In italiano il soggetto viene sempre prima del verbo.” No: È arrivato Marco è la frase più naturale per dare la notizia.
  • “Gli universali valgono per tutte le lingue senza eccezioni.” Molti sono tendenze statistiche, non leggi assolute.
  • “Se l’ordine è libero, la lingua non ha regole.” Le regole ci sono, ma passano dalle desinenze o dall’informazione: lo spostamento cambia l’enfasi.

Esercizi

1Riconosci l’ordine

Le frasi sono tradotte parola per parola. Qual è l’ordine basico?

  1. Giapponese Tarō wa hon o yonda: “Taro libro lesse”.
  2. Irlandese Léann Seán an leabhar: “legge Seán il libro”.
  3. Inglese Mary writes a letter.
Vedi la soluzione

1 SOV · 2 VSO · 3 SVO.

2Fai una previsione

Viene descritta una lingua sconosciuta con ordine SOV. Secondo gli universali di Greenberg, avrà preposizioni o posposizioni? E il complemento di specificazione verrà prima o dopo il nome?

Vedi la soluzione

Molto probabilmente posposizioni (“casa in”), e la specificazione prima del nome (“di Marco libro”). Sono tendenze, non leggi assolute.

3Sposta per mettere in rilievo

Riscrivi Marco ha rotto il vaso come dislocazione a sinistra, dislocazione a destra e frase scissa.

Vedi la soluzione

Sinistra: Il vaso, l’ha rotto Marco. · Destra: L’ha rotto Marco, il vaso. · Scissa: È Marco che ha rotto il vaso.

4Chi vede chi?

Latino: Paulum Petrus videt. Chi vede chi? Perché l’ordine non conta?

Vedi la soluzione

Pietro vede Paolo. La desinenza -us indica il soggetto e -um l’oggetto: è la morfologia, non la posizione, a dire chi fa che cosa.

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