Linguistica 1 – Che cos’è il linguaggio · Lezione 4 di 4 · circa 11 minuti di lettura
Nessuno parla l’italiano “e basta”. Un ragazzo di Bari e una signora di Torino, un medico in corsia e lo stesso medico a cena con gli amici, una mail e un messaggio vocale: usano tutti l’italiano, ma in modi diversi. Queste differenze si chiamano varietà e la sociolinguistica le divide in quattro dimensioni: secondo lo spazio (diatopica), il gruppo sociale (diastratica), la situazione (diafasica) e il mezzo (diamesica).
| Termine | Che cosa significa |
|---|---|
| Varietà | Un modo di usare la lingua tipico di un luogo, un gruppo, una situazione o un mezzo |
| Repertorio linguistico | L’insieme delle varietà che un parlante o una comunità conosce e usa |
| Registro | Il livello di formalità scelto in base alla situazione |
| Italiano standard | La varietà di riferimento, descritta nelle grammatiche e insegnata a scuola |
| Italiano regionale | L’italiano con i tratti tipici di una zona, soprattutto nella pronuncia |
Dal greco diá (attraverso) e tópos (luogo). È la variazione nello spazio geografico. In Italia la riconosciamo subito: in italiano standard perché ha la e chiusa, ma a Milano molti la pronunciano aperta (perchè); in Toscana la /k/ tra vocali diventa un suono aspirato (la hasa). Esistono anche differenze di lessico: anguria, cocomero e melone d’acqua indicano lo stesso frutto.
Attenzione: l’italiano regionale non è un dialetto. È italiano, con alcuni tratti locali. I dialetti italiani sono sistemi linguistici diversi, nati direttamente dal latino come l’italiano stesso (lo vedrai in Linguistica 6).
Da strato sociale. Dipende dalle caratteristiche di chi parla: età, istruzione, professione, ceto. Il linguaggio dei giovani (bro, cringe, flexare) è una varietà diastratica. Lo è anche il cosiddetto italiano popolare, usato da chi ha studiato poco e ha come prima lingua il dialetto, con forme come a me mi piace o ci ho detto al posto di gli ho detto.
Dal greco phásis (il parlare). Dipende dalla situazione comunicativa: con chi parliamo, di che cosa, per quale scopo. Le varietà diafasiche si chiamano registri. Si va da quello formale (La prego di accomodarsi) a quello informale (siediti pure) a quello familiare (dai, mettiti giù).
Rientrano qui anche i linguaggi settoriali della medicina, del diritto, dell’informatica. Un avvocato in tribunale dice il convenuto; a casa dice quello che abbiamo denunciato.
Dal greco méson (mezzo). Dipende dal canale: scritto o parlato, e oggi anche le forme intermedie. Il parlato ha frasi brevi, ripetizioni, segnali come cioè, allora, no?. Lo scritto è più pianificato e preciso. La chat è uno scritto che imita il parlato: abbreviazioni, emoji, punteggiatura libera.
Ogni frase reale si colloca su tutte e quattro le dimensioni insieme. Un vocale WhatsApp di una studentessa siciliana a un’amica è: diatopicamente siciliano, diastraticamente giovanile, diafasicamente informale, diamesicamente parlato (anche se passa da un’app di messaggi).
| Dimensione | Dipende da | Esempio |
|---|---|---|
| Diatopica | Luogo di provenienza | Anguria al Nord, cocomero al Centro |
| Diastratica | Gruppo sociale, età, istruzione | Il linguaggio giovanile: che cringe! |
| Diafasica | Situazione, interlocutore, scopo | La ringrazio / grazie mille / grazie, sei un mito |
| Diamesica | Mezzo: scritto, parlato, digitale | Una lettera formale e un messaggio vocale |
Trucco per ricordarle: diaTOPica = topografia, luogo; diaSTRAtica = strato sociale; diaFAsica = come si fa a parlare in una certa situazione; diaMEsica = il mezzo.
1Che varietà è?
Indica la dimensione di variazione più evidente in ogni esempio.
2Una frase, quattro dimensioni
Descrivi su tutte e quattro le dimensioni: un professore di Firenze che, durante la lezione, dice al microfono “Allora, ragazzi, la hosa è semplice”.
Diatopica: toscana (la c aspirata di “hosa”). Diastratica: parlante colto e adulto. Diafasica: registro medio, semi-formale (una lezione, ma con “allora, ragazzi”). Diamesica: parlato, anche se trasmesso da un microfono.
3Cambia registro
Riscrivi “Prof, domani non ci sono, mi giustifica?” in una mail formale alla docente.
“Gentile professoressa, Le scrivo per informarLa che domani non potrò essere presente a lezione. Le chiedo cortesemente se sia possibile giustificare la mia assenza. Cordiali saluti, Nome Cognome.”
Per approfondire
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