Storia 8 – Ottocento e Risorgimento L'Unità d'Italia (1861)

Storia 8 – Ottocento e Risorgimento · Unità 1 · circa 11 minuti di lettura

In breve

Il 17 marzo 1861 il primo Parlamento italiano, riunito a Torino, proclama Vittorio Emanuele II re d’Italia. Nasce il Regno d’Italia, con Torino capitale e lo Statuto albertino come costituzione. Ma l’unità è incompleta: mancano il Veneto, Roma, Trento e Trieste. E il nuovo Stato deve affrontare problemi enormi: un Paese povero, diviso, in gran parte analfabeta, dove pochissimi parlano l’italiano. Tre mesi dopo muore Cavour.

Le date da sapere

Data Evento
Gennaio 1861 Elezioni del primo Parlamento italiano
18 febbraio 1861 Il Parlamento si riunisce a Torino
17 marzo 1861 Proclamazione del Regno d’Italia
6 giugno 1861 Muore Cavour
1865 La capitale passa da Torino a Firenze
1866 Il Veneto entra nel Regno d’Italia
20 settembre 1870 Presa di Roma, che diventa capitale nel 1871

La spiegazione

La proclamazione

Nel gennaio 1861 si vota per il primo Parlamento del nuovo Stato. Il 17 marzo il Parlamento approva la legge che dà a Vittorio Emanuele II il titolo di re d’Italia, “per grazia di Dio e per volontà della nazione”. Il re mantiene però il numero “II”, come re di Sardegna: un segno che il nuovo Stato è vissuto come un ingrandimento del Regno sabaudo. Il 17 marzo è oggi la Giornata dell’Unità nazionale.

Che cosa manca

Il Regno d’Italia del 1861 non comprende ancora:

  • il Veneto, ancora austriaco, che arriverà nel 1866 con la terza guerra d’indipendenza;
  • Roma e il Lazio, governati dal papa e protetti dalla Francia, conquistati nel 1870;
  • Trento e Trieste, che diventeranno italiane solo dopo la Prima guerra mondiale.

Già nel marzo 1861 il Parlamento proclama Roma futura capitale. Di queste tappe si parla nell’Unità 2.

Uno Stato accentrato

I governi del nuovo Regno scelgono un modello accentrato, sul modello francese: le regioni non hanno autonomia, il territorio è diviso in province guidate da prefetti nominati dal governo, e in tutta Italia vengono estese le leggi, la moneta, le tasse e l’esercito del Piemonte. Per questo molti, soprattutto al Sud, parlano di “piemontesizzazione”. I progetti di autonomia regionale, come quello di Marco Minghetti, vengono accantonati.

Un Paese da costruire

Il nuovo Stato ha circa 22 milioni di abitanti, quasi tutti contadini. Le sfide sono enormi:

  • analfabetismo: circa tre italiani su quattro non sanno leggere né scrivere, al Sud molti di più;
  • lingua: la grande maggioranza della popolazione parla soltanto il proprio dialetto; secondo le stime del linguista Tullio De Mauro, l’italiano era usato abitualmente da una piccolissima minoranza;
  • partecipazione politica: votano solo i maschi con un certo reddito e istruzione, circa il 2% della popolazione;
  • economia: strade, ferrovie e industrie sono poche e concentrate al Nord; lo Stato è carico di debiti di guerra;
  • divario tra Nord e Sud, che diventerà la “questione meridionale”.

Viene spesso citata, attribuita a Massimo d’Azeglio, la frase “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”: l’unità politica c’è, quella culturale e sociale è ancora da costruire.

La morte di Cavour

Il 6 giugno 1861, a soli 50 anni, Cavour muore improvvisamente. L’Italia perde il suo politico più abile proprio quando deve organizzare il nuovo Stato. Il governo passa alla Destra storica, l’erede del suo partito, che guiderà il Paese fino al 1876.

Lo schema: l’Italia nel 1861

Aspetto Situazione
Forma di Stato Monarchia costituzionale, Statuto albertino
Re Vittorio Emanuele II
Capitale Torino (poi Firenze nel 1865, Roma nel 1871)
Abitanti Circa 22 milioni
Analfabeti Circa tre su quattro
Elettori Circa il 2% della popolazione
Territori mancanti Veneto, Lazio con Roma, Trentino, Trieste

I personaggi

Personaggio Chi era
Vittorio Emanuele II Primo re d’Italia, dal 1861 al 1878
Camillo Benso di Cavour Primo presidente del Consiglio del Regno d’Italia, morto nel 1861
Bettino Ricasoli Successore di Cavour alla guida del governo
Massimo d’Azeglio Politico e scrittore, a cui è attribuita la frase “fare gli italiani”

Falsi miti ed errori comuni

  • “Nel 1861 l’Italia era già completa.” Mancavano il Veneto, Roma e il Lazio, Trento e Trieste.
  • “Roma è capitale dal 1861.” Le capitali furono Torino (1861), Firenze (1865) e infine Roma (1871).
  • “Nel 1861 votavano tutti gli italiani.” Votava circa il 2% della popolazione: solo uomini con un certo reddito.
  • “Vittorio Emanuele II è il secondo re d’Italia.” È il primo: il “II” viene dalla numerazione dei re di Sardegna.

Esercizi

1Che cosa manca?

Nel 1861 l’unità è incompleta. Per ogni territorio, scrivi quando e come entra nel Regno d’Italia: Veneto · Roma · Trento e Trieste

Vedi la soluzione

Veneto: 1866, con la terza guerra d’indipendenza. Roma: 20 settembre 1870, con la breccia di Porta Pia; capitale dal 1871. Trento e Trieste: 1918, dopo la Prima guerra mondiale.

2I problemi del nuovo Stato

Indica quattro grandi problemi dell’Italia del 1861.

Vedi una soluzione possibile

Povertà e arretratezza economica, soprattutto al Sud; analfabetismo diffusissimo; pochissimi parlano italiano; leggi, monete e misure diverse da unificare; il conflitto con il papa per Roma; il brigantaggio nel Mezzogiorno.

3Spiega la frase

A Massimo d’Azeglio viene attribuita la frase “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”. Che cosa vuol dire, secondo te, nel 1861?

Vedi una risposta modello

Che l’unità politica non basta: gli abitanti dei vecchi Stati non hanno ancora una lingua, una cultura e un sentimento comune. Bisogna costruirli con la scuola, l’esercito, le leggi e le infrastrutture. (La frase circola in questa forma solo dopo la sua morte, ma riassume bene il problema.)

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