Storia 8 – Ottocento e Risorgimento · Unità 1 · circa 11 minuti di lettura
Il 23 marzo 1848, sull’onda delle Cinque giornate di Milano, il re di Sardegna Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria. All’inizio partecipano anche truppe del papa, del granduca di Toscana e del re di Napoli, ma presto si ritirano. Sconfitto a Custoza (luglio 1848), Carlo Alberto riprende la guerra nel 1849 e viene battuto definitivamente a Novara. Abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II. La guerra è persa, ma il Piemonte conserva lo Statuto.
| Data | Evento |
|---|---|
| 23 marzo 1848 | Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria |
| 29 aprile 1848 | Pio IX dichiara di non poter fare guerra a un Paese cattolico e ritira le truppe |
| 29 maggio 1848 | Battaglia di Curtatone e Montanara, con i volontari toscani |
| 30 maggio 1848 | Vittoria piemontese a Goito e resa di Peschiera |
| 25 luglio 1848 | Sconfitta piemontese a Custoza |
| 9 agosto 1848 | Armistizio di Salasco |
| 23 marzo 1849 | Sconfitta a Novara; Carlo Alberto abdica |
| Agosto 1849 | Pace di Milano tra Regno di Sardegna e Austria |
Quando Carlo Alberto attraversa il Ticino, il clima è di entusiasmo. Il papa, il granduca di Toscana e il re delle Due Sicilie mandano truppe, e arrivano migliaia di volontari da tutta la penisola: sembra una guerra di tutti gli italiani, come sognava Gioberti. Ma ognuno ha i suoi interessi. Gli altri sovrani temono che il Piemonte diventi troppo forte, e Carlo Alberto procede con lentezza, preoccupato più di annettere la Lombardia che di unire l’Italia.
Il 29 aprile 1848, con un discorso ufficiale chiamato allocuzione, Pio IX dichiara che, come capo della Chiesa universale, non può fare guerra all’Austria cattolica. Ritira le sue truppe. Poco dopo lo segue Ferdinando II di Napoli, che approfitta della situazione per reprimere la rivoluzione nel suo regno. Il progetto neoguelfo di Gioberti finisce qui: il papa non sarà mai la guida dell’unità.
A fine maggio i volontari toscani, molti dei quali studenti universitari, resistono eroicamente agli austriaci a Curtatone e Montanara, permettendo ai piemontesi di vincere a Goito e di conquistare la fortezza di Peschiera. Ma il maresciallo Radetzky, ricevuti rinforzi, contrattacca. Il 25 luglio i piemontesi sono sconfitti a Custoza, vicino a Verona. Gli austriaci rientrano a Milano, e il 9 agosto viene firmato l’armistizio di Salasco.
Nel marzo 1849, spinto dai democratici, Carlo Alberto rompe l’armistizio. La guerra dura pochi giorni: il 23 marzo l’esercito piemontese è sconfitto a Novara. Mentre a Brescia la popolazione insorge e resiste per dieci giorni (le “dieci giornate”), Carlo Alberto abdica la sera stessa e parte per l’esilio in Portogallo, dove muore pochi mesi dopo.
Il nuovo re, Vittorio Emanuele II, tratta l’armistizio con Radetzky a Vignale. Si racconta che il maresciallo gli abbia chiesto di abolire lo Statuto e che il re si sia rifiutato: gli storici hanno ridimensionato l’episodio, ma è certo che Vittorio Emanuele II mantenne la costituzione. Questa scelta gli varrà presso i liberali il soprannome di “re galantuomo”: il Piemonte resta l’unico Stato italiano con una costituzione e un parlamento.
La prima guerra d’indipendenza insegna tre cose ai patrioti. Gli altri sovrani italiani non sono disposti a combattere per l’unità. Il Piemonte da solo non è abbastanza forte per sconfiggere l’Austria: servirà un alleato tra le grandi potenze. E l’unità richiede una guida politica abile. Questa guida arriverà con Cavour.
| Fase | Quando | Che cosa succede |
|---|---|---|
| Entusiasmo | Marzo–aprile 1848 | Guerra “federale” con truppe di più Stati e volontari |
| Ritiri | Aprile–maggio 1848 | Il papa e il re di Napoli richiamano le truppe |
| Prima sconfitta | Luglio–agosto 1848 | Custoza, armistizio di Salasco |
| Ripresa e fine | Marzo 1849 | Novara, abdicazione di Carlo Alberto |
| Personaggio | Chi era |
|---|---|
| Carlo Alberto | Re di Sardegna dal 1831, abdicò dopo Novara |
| Vittorio Emanuele II | Suo figlio, re di Sardegna dal 1849 e poi primo re d’Italia |
| Joseph Radetzky | Maresciallo austriaco, vincitore a Custoza e Novara |
| Pio IX | Papa, ritirò le truppe dalla guerra nell’aprile 1848 |
1Le fasi della guerra
Metti in ordine: a) Novara · b) Pio IX ritira le truppe · c) Custoza · d) armistizio di Salasco · e) Goito e Peschiera · f) Curtatone e Montanara
b (29 aprile 1848) → f (29 maggio) → e (30 maggio) → c (25 luglio) → d (9 agosto) → a (23 marzo 1849).
2Perché il papa si ritira?
Spiega la frase di Pio IX: non poteva fare guerra a un Paese cattolico. Che conseguenze ha sul progetto di Gioberti?
Come capo della Chiesa universale, il papa non poteva combattere l’Austria, anch’essa cattolica. Ritirandosi, Pio IX mostra che non può guidare il movimento nazionale: il progetto neoguelfo di Gioberti, che contava proprio su di lui, perde forza.
3Che cosa resta al Piemonte
Il Piemonte perde la guerra. Perché, nonostante questo, ne esce più forte come guida del movimento nazionale?
È l’unico Stato italiano che ha combattuto l’Austria e l’unico che conserva una costituzione, lo Statuto. Vittorio Emanuele II non lo ritira dopo la pace. Molti esuli liberali di altri Stati si rifugiano a Torino, che diventa il centro della politica nazionale.
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