Linguistica 6 – Lingua e società Sociolinguistica: italiano standard e dialetti

Linguistica 6 – Lingua e società · Lezione 1 di 3 · circa 12 minuti di lettura

In breve

La sociolinguistica studia il rapporto tra lingua e società: chi parla come, con chi, in quale situazione. L’Italia è un laboratorio perfetto, perché accanto all’italiano vivono i dialetti, che non sono “italiano sbagliato” ma lingue sorelle, nate anch’esse dal latino, e diverse minoranze linguistiche. Oggi la maggior parte degli italiani usa un italiano diverso da quello dei libri di grammatica: il neostandard.

Concetti chiave

Termine Che cosa significa
Sociolinguistica Lo studio della lingua in rapporto alla società
Dialetto Un sistema linguistico autonomo, diffuso in un’area limitata, senza il prestigio di lingua ufficiale
Italiano standard La varietà di riferimento, descritta nelle grammatiche
Italiano neostandard L’italiano medio di oggi, che accoglie forme un tempo considerate scorrette
Diglossia Due lingue con funzioni separate: una “alta” per gli usi formali, una “bassa” per la vita quotidiana
Minoranza linguistica Una comunità che parla una lingua diversa da quella della maggioranza

La spiegazione

I dialetti non sono “storpiature” dell’italiano

È un errore molto diffuso pensare che il napoletano o il milanese siano un italiano rovinato. In realtà i dialetti italiani sono nati dal latino parlato, esattamente come l’italiano, il francese o lo spagnolo. L’italiano stesso è, in origine, il dialetto di Firenze, diventato lingua comune grazie al prestigio di Dante, Petrarca e Boccaccio. Come diceva un linguista, una lingua è “un dialetto con un esercito e una marina”: la differenza è politica e culturale, non linguistica.

La mappa dei dialetti

I dialetti italiani si dividono in grandi gruppi:

  • settentrionali: gallo-italici (piemontese, lombardo, ligure, emiliano-romagnolo) e veneti;
  • toscani, i più vicini all’italiano standard;
  • centrali (umbro, marchigiano, laziale) e meridionali (napoletano, pugliese, lucano…);
  • meridionali estremi: salentino, calabrese, siciliano.

La linea che separa grosso modo i dialetti settentrionali dagli altri corre tra La Spezia e Rimini. Il sardo e il friulano sono così diversi da essere considerati lingue a sé.

Le minoranze linguistiche

In Italia si parlano anche lingue non italiane, tutelate dalla legge 482 del 1999: tra queste il tedesco in Alto Adige, il francese e il franco-provenzale in Valle d’Aosta, lo sloveno in Friuli-Venezia Giulia, l’albanese (arbëreshë) e il greco in alcuni paesi del Sud, il catalano ad Alghero, oltre al sardo, al friulano e al ladino.

Dall’Italia dialettofona all’Italia italofona

Nel 1861 solo una piccola minoranza parlava abitualmente italiano. In 150 anni la situazione si è rovesciata, grazie a:

  • la scuola obbligatoria;
  • il servizio militare, che mescolava giovani di regioni diverse;
  • le migrazioni interne dal Sud al Nord e dalle campagne alle città;
  • i mezzi di comunicazione, soprattutto la televisione dagli anni Cinquanta.

Oggi, secondo i dati ISTAT, quasi metà degli italiani in famiglia parla solo o soprattutto italiano, molti alternano italiano e dialetto, e una parte minore usa soprattutto il dialetto. Il dialetto non è sparito: si usa con familiari e amici, e torna nella musica e sui social.

L’italiano neostandard

Negli anni Ottanta i linguisti Francesco Sabatini e Gaetano Berruto notarono che anche le persone istruite usano forme che le grammatiche tradizionali consideravano errori. È l’italiano dell’uso medio o neostandard. Alcuni esempi:

  • lui, lei, loro come soggetti, al posto di egli, ella, essi;
  • gli al posto di le e loro: “gli ho detto” (a lei, a loro);
  • il che polivalente: “il giorno che ci siamo conosciuti”;
  • l’indicativo al posto del congiuntivo in certi casi: “penso che è giusto” (ancora sentito come trascurato);
  • le dislocazioni: “il caffè lo prendo amaro”.

Le lingue cambiano, e la sociolinguistica descrive questi cambiamenti senza giudicarli. Ma nei test e negli scritti formali conviene ancora seguire lo standard.

Lo schema: il repertorio degli italiani

Varietà Dove si usa Esempio
Italiano standard Testi scritti formali, grammatiche “Egli le disse che sarebbe venuto.”
Italiano neostandard Parlato e scritto quotidiano delle persone istruite “Lui gli ha detto che veniva.”
Italiano regionale Parlato informale, con tratti locali A Roma: “Ma che stai a fa’?”
Dialetto Famiglia, amici, paese Napoletano: “Che staje facenno?”

Errori comuni e falsi miti

  • “I dialetti derivano dall’italiano.” Derivano dal latino, come l’italiano: sono lingue sorelle, non figlie.
  • “Il dialetto è da ignoranti.” È un sistema linguistico completo, con grammatica e letteratura, da Belli a Eduardo De Filippo.
  • “Italiano regionale e dialetto sono la stessa cosa.” L’italiano regionale è italiano con tratti locali; il dialetto è un sistema diverso.
  • “Il neostandard è italiano sbagliato.” È l’italiano effettivamente usato dalla maggioranza delle persone istruite; lo standard resta il modello per gli usi formali.

Esercizi

1Standard o neostandard?

Indica se ogni frase è standard o neostandard e, se è neostandard, scrivi la forma standard.

  1. “Ho visto Anna e gli ho detto tutto.”
  2. “Lui non lo sapeva.”
  3. “Il caffè lo prendo amaro.”
  4. “Ella giunse in ritardo.”
  5. “Il giorno che ci siamo conosciuti pioveva.”
Vedi la soluzione
  1. Neostandard: gli per le. Standard: “le ho detto tutto”.
  2. Neostandard ormai accettato: lui soggetto (standard antico: egli).
  3. Neostandard: dislocazione. Standard: “Prendo il caffè amaro”.
  4. Standard, ma molto letterario e antiquato.
  5. Neostandard: che polivalente. Standard: “il giorno in cui”.

2Dialetto o italiano regionale?

  1. “Che staje facenno?”
  2. “Ma che stai a fa’?”
  3. “Sto andando a casa, mi sa.”
Vedi la soluzione

1 dialetto napoletano (sistema diverso, con forme proprie come staje e facenno) · 2 italiano regionale romano · 3 italiano neostandard colloquiale.

3Rispondi alla nonna

La nonna dice: “Il siciliano è solo italiano parlato male.” In tre righe, spiegale perché non è così.

Vedi una risposta modello

Il siciliano è nato dal latino parlato, proprio come l’italiano, che a sua volta era il dialetto di Firenze. Ha una sua grammatica e un suo lessico. Se l’italiano è diventato la lingua comune non è per ragioni linguistiche, ma storiche e culturali.

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